lunedì 21 novembre 2011

La rete capitalistica

L’esperto di macroeconomia John Driffill dell’University of London, sostiene che il valore di questa ricerca non sia tanto quello di mostrare come un piccolo gruppo di persone controlli l’economia del mondo, ma consista nelle indicazioni che fornisce sulla stabilità economica.
La squadra di Zurigo afferma che la concentrazione del potere non è in se nè buona nè cattiva, mentre le interconnessioni del nucleo centrale lo possono essere. Nel 2008 il mondo ha imparato che tali reti sono instabili. «Se un’azienda è in difficoltà», ha detto Glattfelder, «la difficoltà si propaga».
«È sconcertante vedere quanto nella realtà le cose siano connesse», così concorda George Sugihara  della Scripps Institution of Oceanography in La Jolla, California – un esperto di sistemi complessi che è consulente della Deutsche Bank.
Yaneer Bar-Yam, capo del New England Complex Systems Institute (NECSI) mette in guardia che nell’analisi si presume che proprietà equivalga a controllo, cosa che non è sempre vera. La maggior parte dei titoli azionari sono nelle mani di gestori di fondi che possono o meno controllare le aziende delle quali detengono in parte la proprietà. Come questo influisca sul comportamento del sistema richiede ulteriori analisi.
Aspetto cruciale è che grazie all’identificazione dell’architettura del potere economico globale, questa analisi può aiutare a renderlo ancora più stabile. Identificando i punti vulnerabili del sistema, gli economisti potranno suggerire misure per prevenire che futuri crolli si diffondano per tutto il sistema economico.
Glattfelder afferma che per limitare le eccessive interconnessioni fra TNC, si potrebbe avere bisogno di regole anti-trust globali, mentre ora ne esistono solo a livello nazionale. Bar-Yam sostiene che l’analisi suggerisca una possibile soluzione: per contenere il rischio, le imprese dovrebbero essere tassate per eccesso di interconnessioni.
Una cosa però sembra non coincidere con alcune delle affermazioni dei contestatori: questa entità superiore non sembra essere il risultato di una deliberata cospirazione per governare il mondo. Dice Sugihara: «In natura, simili strutture sono comuni».
In qualsiasi sistema, i nuovi entrati si connettono preferibilmente ad elementi già altamente interconnessi. Le TNC comprano azioni fra di loro per motivi di affari, non per dominare il mondo. Se l’interconnessione determina dei gruppi, così avviene per la ricchezza, dice Dan Braha del NECSI: «In modelli analoghi, il denaro fluisce verso i membri con maggiori connessioni».

http://coriintempesta.altervista.org/blog/la-scienza-scopre-la-rete-capitalista-che-controlla-leconomia-globale/

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